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1839–1875

2

Emilio Praga

Ed ora pulisciti, mia povera creta! Sian puri, sian limpidi gli amor del poeta;

sul dolce miracolo la musa non dica che note di spica, che effluvii di fior.

Un serto facciamogli del nostro pensiero, ma casto, ma placido, ma bello e leggero;

ci basti il suo bacio per leggere i fati, per viver beati ci basti il suo cor!

Ai fischi del pubblico, del volgo al sorriso ci asconda quel piccolo suo vergine viso:

se un ramo di lauro ci aspetta nel mondo, serbiamolo al biondo suo lucido crin!

E tu che ti nomini l'immenso avvenire, tu culla dei gaudii, dei pianti e dell'ire,

lo guarda, e inargentati, lo guarda, e t'indora; gli innonda d'aurora l'astruso cammin.

Se il peso del genio, se il marchio del vate son l'onta e la gloria che Iddio gli ha serbate,

oh intatte ritornino le età che son morte; del dolce, del forte, del santo cantar!

Ma meglio, assai meglio se invece lo aspetta, la pace, il silenzio d'ignota casetta!...

Sia piena di rondini, dal mondo difesa, sia bianca e sospesa fra il ciel ed il mar!

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