Ed ora pulisciti,
mia povera creta!
Sian puri, sian limpidi
gli amor del poeta;
sul dolce miracolo
la musa non dica
che note di spica,
che effluvii di fior.
Un serto facciamogli
del nostro pensiero,
ma casto, ma placido,
ma bello e leggero;
ci basti il suo bacio
per leggere i fati,
per viver beati
ci basti il suo cor!
Ai fischi del pubblico,
del volgo al sorriso
ci asconda quel piccolo
suo vergine viso:
se un ramo di lauro
ci aspetta nel mondo,
serbiamolo al biondo
suo lucido crin!
E tu che ti nomini
l'immenso avvenire,
tu culla dei gaudii,
dei pianti e dell'ire,
lo guarda, e inargentati,
lo guarda, e t'indora;
gli innonda d'aurora
l'astruso cammin.
Se il peso del genio,
se il marchio del vate
son l'onta e la gloria
che Iddio gli ha serbate,
oh intatte ritornino
le età che son morte;
del dolce, del forte,
del santo cantar!
Ma meglio, assai meglio
se invece lo aspetta,
la pace, il silenzio
d'ignota casetta!...
Sia piena di rondini,
dal mondo difesa,
sia bianca e sospesa
fra il ciel ed il mar!