Eccomi lampeggiante!
Colla mia fiamma, errante
come la tua speranza,
sciogliti dalla creta,
fantastico poeta!
Piove — dalla mia stanza
sento il rombo del volgo...
Dal fango non mi sciolgo
se qualche nuovo Iddio
non scende al fianco mio!
Avrò sconfitta invano
la salamandra? e il vano
grillo ti avrà chiamato
inutilmente? e a mille
sprecate avrò scintille?
Ho il cranio assiderato,
ho la neve nel cuore...
son solo e senza amore!...
Povero focolare,
per chi deggio cantare?
Colle molle mi aiuta!
Vedi, un tizzo rifiuta
di far arco a una grotta
dove ti avrei create
danze di gnomi e fate!
La gente mi rimbrotta
perché teco favello,
perché — o lieto fratello —
col tuo raggio tepente
lascio andar la mia mente.
Dalla cappa anch'io sento
passar fischiando il vento...
Grullo lui! — suo malgrado
la mia caligin bruta
in nuvole tramuta.
E già leggendo io vado
nei tuoi vaghi rabeschi
miniature ed afreschi...
Ma a chi, mio focolare,
a chi posso cantare?
E per chi dunque abbrucio e per chi mi consumo?
Pel genio tuo, poeta, per la tua dolce Musa!
Oh! il canto non ricusa,
non rifiutar le tue sante scintille
che scalderan l'anime a mille e mille!
E sia delle mie strofe come avvien del tuo fumo!