Nella mia stanza squallida,
nell'asil mio negletto,
oh! quante volte ho detto:
sono tranquilli i dì!
Son solitario e povero,
non ho sorrisi intorno...
ma mi sorride il giorno,
ma la mia musa è qui!
È ver: son solitario.
Vivo una vita grama...
ma so che al mondo m'ama
qualche buon'alma ancor.
Dal mio pensier le imagini
funeste ho cancellate;
sono larve obliate,
sogni ed ubbie d'allor!
“A Bacco e all'amicizia!”
dicea l'augusto prete,
quando le gambe viete
nol sorreggevan più.
Per me Bacco è a Esculapio
nemico, e il congedai;
e l'amicizia è ormai
cosa che un tempo fu.
Però nessun mi toglie
le dolci ore dell'estro,
le rime in cui son destro
fatte d'argento e d'or,
fatte di lapislazzuli,
di gemme e perle fine
che saran serto al crine
del bimbo mio d'amor;
del bimbo mio che medita
già sulle sorti umane,
e sta spezzando il pane
del Sapere fatal;
della mia madre vedova
che al par di me lo adora,
e in lui vede un'aurora
su un deserto guancial.
Mio vecchio Metastasio,
so incrociar le quartine?...
Il bimbo ha biondo il crine,
e la mia Musa è qui!
Nella mia stanza squallida,
nell'asil mio negletto,
oh! quante volte ho detto:
sono tranquilli i dì!