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1839–1875

2

Emilio Praga

Nella mia stanza squallida, nell'asil mio negletto, oh! quante volte ho detto: sono tranquilli i dì!

Son solitario e povero, non ho sorrisi intorno... ma mi sorride il giorno, ma la mia musa è qui!

È ver: son solitario. Vivo una vita grama... ma so che al mondo m'ama qualche buon'alma ancor.

Dal mio pensier le imagini funeste ho cancellate; sono larve obliate, sogni ed ubbie d'allor!

“A Bacco e all'amicizia!” dicea l'augusto prete, quando le gambe viete nol sorreggevan più.

Per me Bacco è a Esculapio nemico, e il congedai; e l'amicizia è ormai cosa che un tempo fu.

Però nessun mi toglie le dolci ore dell'estro, le rime in cui son destro fatte d'argento e d'or,

fatte di lapislazzuli, di gemme e perle fine che saran serto al crine del bimbo mio d'amor;

del bimbo mio che medita già sulle sorti umane, e sta spezzando il pane del Sapere fatal;

della mia madre vedova che al par di me lo adora, e in lui vede un'aurora su un deserto guancial.

Mio vecchio Metastasio, so incrociar le quartine?... Il bimbo ha biondo il crine, e la mia Musa è qui!

Nella mia stanza squallida, nell'asil mio negletto, oh! quante volte ho detto: sono tranquilli i dì!

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