I due colleghi a braccio camminavano; Steno come un uom strascinato, l'altro franco e sereno. — Dunque c'entra un rivale? — diceva il Ferrarese — firmagli il passaporto per un altro paese,
ammazzalo! la bella, s'anco diggià non t'ama, ti adorerà pel colpo della tua nota lama. Le son fatte così; vesti un abito strano, accoppa un galantuomo e, se sei bello e sano,
gli è più che basta, tutte ti apriran cuore e alcova! Credi a me... — Il tuo consiglio al caso mio non giova. Fosse domani sola, libera e innamorata, più non saprei svelarle la mia fiamma ignorata.
— Ti conoscea poeta, non ti credevo un pazzo... — Io la donna sognai non creta e non sollazzo! Quella, il cui nome al labbro non mi verrà giammai, era il simbolo puro dell'idea che sognai;
tu dubiti che m'ami?... forse ch'io mai le dissi uno solo dei cieli, uno sol degli abissi in cui per lei travolta è la mia vita? — E come se di te non conosce che la faccia ed il nome...
— Veder la sua da lungi e lei nomar da solo, perché i santi entusiasmi desse a' miei versi e il volo, ciò mi bastava! adesso... i miei versi morranno! — No, perdio! finché io vivo vivranno e ben vivranno!
Senti, Steno, ho molto oro; noi siam vecchi all'usanza di mettere in comune penuria ed abbondanza; ci rifarem la cara gioventù di Bologna... Tu ti sei rovinato, non averne vergogna,
sì, rovinato fino all'inedia, o poeta, per seguir di cotesta tua fatua cometa il corso fra le stelle che le girano intorno; la cometa si è scelto un astro in Capricorno...
Disperarci per questo? Eh son tante le stelle, che per una è da ciuco il perderci la pelle... Ma, a proposito, diavolo! una or io ne scordava... — Steno senza far motto l'amico seguitava.
— Volgiamo a manca. — Dove mi conduci? — A un negozio cui ti potrai rivolgere ne' tuoi momenti d'ozio. —
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