— Tu, Lionello? — Steno! — A Venezia, Lionello? — Abbracciami, collega... — Dammi un bacio, fratello! — Ma chi ti disse... — Il tetto dove attaccasti il nido? Me l'ha insegnato un vecchio che tien bottega al lido;
fu caso: fra i suoi libri presi un Catullo in mano, tu sai quant'io l'adoro quel peccator romano! Lo tengo sempre meco; ma un ultimo esemplare che avea comprato a Siena, lo diedi al mio compare;
or contrattando questo, perché oltremodo usato, (il libro è come il fiasco, mi piace impolverato) ve' che vi leggo un nome... — Il mio... — Siam sempre al verde?
— La vita... — È un giocherello! — Chi guadagna e chi perde! — Via, ma vendere un libro che non costa un ducato... — Erano quattro giorni ch'io non avea pranzato!
— Eppur Catullo in ghetto per desinar non vale; o che gli hai dato a braccio Virgilio o Giovenale? — Erano usciti prima, usciti in processione, un dopo l'altro, tutti... — Il tuo bel Cicerone?...
— Eccolo — E si toccava la giubba di velluto. — Davver non lo ravviso, e gli nego il saluto. E le sante Pandette? — Eccole — E gli mostrava due guanti in un cantuccio. E l'altro sghignazzava:
— Così calzano meglio... — E quel tuo Quintiliano legato a ghirigori? — È adesso il mio pastrano... — Tu hai tutta quanta l'aurea latinità sul dosso!... Ma, dimmi, è anch'esso un classico questo bel nastro rosso?
— Ah! l'avevo scordato!... — E, toltolo dal collo, dall'aperta finestra mestamente lanciollo. — Povero mio, m'accorgo che tu sei sempre quello!... — Ti mutasti tu forse? —
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