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1839–1875

10

Emilio Praga

Il ciel rasserenavasi: bella, superba e sola la faccia del pianeta splendea da Chioggia a Pola; una striscia d'argento che dal canale uscìa e dritta, aguzza, immobile, in alto mar svanìa,

pareva una gran spada brandita da Cagliostro contro l'ascoso ventre di qualche immenso mostro; San Marco circondavano i voli dei colombi, qualche gufo, fiutando, roteava sui Piombi,

e in aria si incontravano comandi di nocchieri, urli di ciurme e strofe di allegri gondolieri, canzoni della pesca e nenie del bucato: tuttociò, lungamente rifuso e trasformato

a furia di sbadigli e di malinconie dai poveri impiegati delle Procuratie, arrivava sull'alta finestra al giovinetto da quel sole improvviso rapito al cataletto.

Egli era sempre immobile fra i due vasi languenti, non so se contemplando l'aspetto dei viventi, come re Carlo Quinto dalla socchiusa bara, o bevendo il viatico di una memoria cara.

Certo aveva la febbre, ché non udì la porta cader sotto un gran calcio, e la sembianza smorta non rivolse che all'urto di un cavalier piumato che, chiamandolo a nome, gli sorrideva allato.

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