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1404–1449

XXIV

Domenico di Giovanni

Ho per vaga una trecca che m'accora; tant'è piacevolaccia ed isvenente che come mi vede, o ver mi sente, el viso s'infarina e vien di fuora.

Sbaviglia, la dolciata, ad ora ad ora; io, di tal vizio assai ben intendente, mi raccapriccio a coda di serpente: lei se n'avvede e tutta si divora.

Corre su 'n casa che mi par un diavolo, e va alla finestra per darmi speranza, mostrando un mazzo di fagiuoli e cavolo. Io ne piglio un di porri e mescolanza

e mettolo a bollir e poscia cavolo, di poi 'l batto e a quel suon ball'una danza Col canto d'una stanza. Al fin fa un inchin, sì bello e magno,

che con le chiappe si bascia 'l calcagno.

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