Ho per vaga una trecca che m'accora;
tant'è piacevolaccia ed isvenente
che come mi vede, o ver mi sente,
el viso s'infarina e vien di fuora.
Sbaviglia, la dolciata, ad ora ad ora;
io, di tal vizio assai ben intendente,
mi raccapriccio a coda di serpente:
lei se n'avvede e tutta si divora.
Corre su 'n casa che mi par un diavolo,
e va alla finestra per darmi speranza,
mostrando un mazzo di fagiuoli e cavolo.
Io ne piglio un di porri e mescolanza
e mettolo a bollir e poscia cavolo,
di poi 'l batto e a quel suon ball'una danza
Col canto d'una stanza.
Al fin fa un inchin, sì bello e magno,
che con le chiappe si bascia 'l calcagno.