Un fabro, calzolaio, che fa le borse
Tre quarti d'Accia mi vendè a ritaglio;
E davami vantaggio un capo d'aglio,
E 'l Diavol della moglie se ne accorse.
Trasse le man di pasta, e quivi corse,
E colla rocca mi ferì di taglio,
Il burro, che mi vidde in tal travaglio,
Col tavolin del fico mi soccorse;
Allora incominciò la scaramuccia
Tra 'l Notaio dell'Arno, e quel d'Ombrone
Per un pulcin, che fu di Donna Andruccia.
Sicché si fe' d'un Frate pecorone,
Ch'ancor tutto il Convento se ne cruccia,
Che non gliene toccò pure un boccone.
Io, per non far quistione,
Me ne partì' morendomi di sete,
E per non ber digiun, mangiai un prete.