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1404–1449

LXXXII

Domenico di Giovanni

Muove dal Cielo un novello Angioletto, Che penetra per sé l'antica forma, Notando giù ne vien di norma, in norma Pur circondando il debile intelletto.

Virtù raffrena in sé l'ultim'effetto Per la virtù, che mai non si trasforma; Onde per Dio, Lettor, sa che non dorma Trasfigurando in te questo Sonetto;

E pensa ben, l'uccel, quel che figura, E su vi va con li calzar del piombo Solennemente, e tua virtù non temi. Però, che se la mente sia sicura

Quando verrà colui, il cui rimbombo Farà subito in acqua dar dei i remi. Ahi quanti nuovi semi, Vedrai rifare? e qui non si travagli

Verun, che venga a far fare i serragli.

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LXXXII · Domenico di Giovanni · Poetry Cove