Muove dal Cielo un novello Angioletto,
Che penetra per sé l'antica forma,
Notando giù ne vien di norma, in norma
Pur circondando il debile intelletto.
Virtù raffrena in sé l'ultim'effetto
Per la virtù, che mai non si trasforma;
Onde per Dio, Lettor, sa che non dorma
Trasfigurando in te questo Sonetto;
E pensa ben, l'uccel, quel che figura,
E su vi va con li calzar del piombo
Solennemente, e tua virtù non temi.
Però, che se la mente sia sicura
Quando verrà colui, il cui rimbombo
Farà subito in acqua dar dei i remi.
Ahi quanti nuovi semi,
Vedrai rifare? e qui non si travagli
Verun, che venga a far fare i serragli.