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1404–1449

LI

Domenico di Giovanni

Cesare Imperator vago, ed onesto Non ritrovando il dì di Carnasciale, Dette una petizione alle cicale Dinanzi a' cinque savi del bisesto.

Di che come i ranocchi seppon questo Inanimati contro all'Ufficiale, Destarono il guardian dello spedale, Che dormiva sognando fare agresto.

E Scipione era smontato a piede Per far dell'erba alle chiocciole sue, Ch'avean fatta la scorta a Diomede. Non ebbe tanto sdegno Cimabue

Del colpo, che gli dette Ganimede, Quando gli fece far d'un boccon due. E la lor quistion fue, Perch'i castron son molto a noia a' pesci

Portando il verno il fodero a i Rovesci.

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