Mille saluti a Mona Checca, e Nanni,
E di', ch'io mi consumo di vederli;
E vo dove fe' Cristo a sé venerli
Per vestir santa Chiesa de' suoi panni.
Mandami Pagol quel degli Alamanni,
Che 'l mio farsetto è da chiamare smerli;
Da i lacci, e dagli occhielli è fatto a merli;
Alle stringhe, e' botton fa mille inganni.
Avviseraimi se la mia cognata
Ha ancor lavato il capo a Don Baccello,
Se non, è me' ch'aspetti la brinata.
Che versandosi l'olio d'un otrello
Sel bee la State 'l palco; e la vernata
Nol trarresti de' fessi col coltello.
Torniamo al Giubberello,
Che vedendolo i birri, e Fallalbacchio,
Fuggirien come Nibbi al Spaventacchio:
E non vale un pistacchio;
Se fusse a i birri, come al diavol croce,
Vale un tesoro per chi sta 'n sul noce.