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1404–1449

CXXXIX

Domenico di Giovanni

Mille saluti a Mona Checca, e Nanni, E di', ch'io mi consumo di vederli; E vo dove fe' Cristo a sé venerli Per vestir santa Chiesa de' suoi panni.

Mandami Pagol quel degli Alamanni, Che 'l mio farsetto è da chiamare smerli; Da i lacci, e dagli occhielli è fatto a merli; Alle stringhe, e' botton fa mille inganni.

Avviseraimi se la mia cognata Ha ancor lavato il capo a Don Baccello, Se non, è me' ch'aspetti la brinata. Che versandosi l'olio d'un otrello

Sel bee la State 'l palco; e la vernata Nol trarresti de' fessi col coltello. Torniamo al Giubberello, Che vedendolo i birri, e Fallalbacchio,

Fuggirien come Nibbi al Spaventacchio: E non vale un pistacchio; Se fusse a i birri, come al diavol croce, Vale un tesoro per chi sta 'n sul noce.

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