Di qua da Quercia grossa un trar di freccia
Cominciaronsi i nugoli a cimare,
Ed Eolo sì forte a sospirare,
Che m'arrostìa del viso la corteccia.
Entravami per bocca nella peccia,
Ch'io non poteva le labbra serrare,
Onde mi bisognava sbombardare
Per la taverna, ch'esce in Vacchereccia.
La bocca, e 'l naso mi faceva un guazzo,
Ch'i diacciuoli mi fea tenere al mento,
Come tenea la barba il Baglion pazzo.
Le ciglia, e i nepitelli eran d'argento,
Talora un'occhio cieco, e un burlazzo,
Perché di neve me gli empieva il vento.
Questo era l'altro stento,
Ch'andando mi pareva ambiante il mulo,
E 'n su la sella mi trottava il culo.