Un gatto si dormiva in su 'n'un tetto,
E un Nibbio, a cui parve fusse morto,
Gli diè di piglio; e 'l gatto, come accorto
Tel prese colle zampe pel ciuffetto.
Ognun teneva il suo nemico stretto,
Non facendo ancor l'uno all'altro torto:
Poi saltellando caddero in un'orto;
Non ti vo' dir s'io n'ebbi gran diletto.
Il Nibbio lo voleva pur lasciare,
E stringeva, tirando a se gli ugnoni,
Credendo che così s'avesse a fare.
Allotta ben sentì io miagolare,
E 'l gatto se gli fe' sopra bocconi,
Dicendo, or vola, se tu fai volare.
Io glie 'l vidi sbranare,
Come dicessi, ve' che mi lasciasti,
Perché m'avessi preso pe' catasti.
Ahi come forte errasti,
Veggendomi vestito di Doagio,
Che son figliuol del Boncio di Palagio.