Qua si manuca quando l'uomo ha fame,
Senza aspettar Toiano, o le tre ore;
Bene a me in fin qua vien grand'odore,
Quando di purgatorio esce il tegame.
Qua si cucina in pentole di rame,
Ch'a mangiar la minestra è un dolore;
Non vi dico la carne d'un colore
Proprio di man, ch'usin filar lo stame.
E se nulla ci manca, abbiamo un cuoco,
Che tien la carne sotto la grondaia,
E colla neve strutta mette a fuoco.
Sì ch'io ci temo di non far gozzaia,
Che 'n vero mi parrebbe un nuovo giuoco
Avere a star rinchiuso in colombaia.
Sicché per ritornare alla callaia,
Non mangio cosa, che niun pro mi faccia,
E già la Quarantina mi minaccia.