O Ser Agresto mio, che poeteggi,
E che tanto ben suoni il dabbudà;
Qual è la carne, che cocendo fa
Il favore ella stessa ne i laveggi?
Ancor ti priego, che chiarir mi deggi
Qual è l'uccel, che mai non becca, e ha
In gorga sempre, e nel calcetto sta?
Tu 'l dei saper, poiché tu studi in leggi:
Deh dimmi ancora, qual benigno Cielo,
O quale stella, con pietà s'inchina,
Che' pesci non si muoiono or di gielo?
Però ch'io sogno spesso la mattina
Arno veder con di cristalli un velo;
E i pesci senza Gruogo in Gelatina:
Ancor colla dottrina
Delle cornacchie, che ti presta Giove,
Dimmi, a che tu t'avvedi quando piove?