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1404–1449

CXCVII

Domenico di Giovanni

O Ser Agresto mio, che poeteggi, E che tanto ben suoni il dabbudà; Qual è la carne, che cocendo fa Il favore ella stessa ne i laveggi?

Ancor ti priego, che chiarir mi deggi Qual è l'uccel, che mai non becca, e ha In gorga sempre, e nel calcetto sta? Tu 'l dei saper, poiché tu studi in leggi:

Deh dimmi ancora, qual benigno Cielo, O quale stella, con pietà s'inchina, Che' pesci non si muoiono or di gielo? Però ch'io sogno spesso la mattina

Arno veder con di cristalli un velo; E i pesci senza Gruogo in Gelatina: Ancor colla dottrina Delle cornacchie, che ti presta Giove,

Dimmi, a che tu t'avvedi quando piove?

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