Ser Domenico Fava, del buon vino,
Che mi mandasti, io ne lavai le coglie
A una Miccia, ch'aveva le doglie,
Ch'era in sul partorire un leprettino:
Egli era forte, amaro, muffo, e chino,
Con bianchi fior, ma non v'eran le foglie;
Però che Bacco, ieri, egli, e la moglie
Ne fer ghirlande, e festa a San Martino:
Non ti vergognastù Prete da Gabbia,
Mandar quel per conforto a un malato
Da febbre vinto, e da continua rabbia?
Io sono afflitto, spento, e sfigurato
Col capo grullo, e scoppiate le labbia;
Per sete ho arso la gola, e 'l palato;
Vo per casa appoggiato
D'un tal baston, che s'io ti fussi presso,
Non ti parrebbe mica d'Arcipresso.