Aringhe fresche, e fior di Camamilla,
Mosche assetate, e Ungheri feriti,
Lattughe fresche, e Asini smarriti,
Che non volevan ritornare in villa;
E la gatta col topo si tranquilla,
O gufi, quanto fuste poco arditi
Rifiutando il tesoro de' Sanniti:
Consigliovvi di questo la Sibilla?
Tal si fe' Febo nell'ardente chioma,
Quando Apuleio diè per sua malizia
Due Romaiuoli, e una soprassoma;
Muovasi dall'estremo di Galizia
Il fumo degli arrosti; e vada a Roma
Significando, che ce n'è dovizia.
E tanta nimicizia
È nata fra le bufole, e i ranocchi,
Che per gran sete mi pizzican gli occhi.