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1404–1449

CLXXVIII

Domenico di Giovanni

Io son sì magro, che quasi traluco Della persona, e così dell'avere: Che s'io vo per la via, son per cadere, Sì poca è l'esca, di ch'io mi conduco.

Così ho io turato ogni mio buco, Ch'io non ho più che dar, né che tenere; Ma ben m'è certo rimaso un podere, Che frutta l'anno un bel fior di Sambuco:

Ma non mi curo, sì sono avviato, Che s'io avessi in man il Sangredale, In picciol ora si saria fondato: E d'ogni mio principio arrivo male,

Di collo ad ogni amico io son cascato, Nimico mi diventa ogni mortale: Gli Uccei, che batton l'ale, E gli Animai, che son sopra la terra,

Le bestie, e fiere, ognuna mi fa guerra.

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