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1404–1449

CLXXVII

Domenico di Giovanni

Io mi ricordo sendo giovinetto Nel tempo, ch'era in succhio il mellonaio; In vagheggiando un viso fresco, e gaio, Giunse mio padre, e diemmi un gran buffetto;

E scapezzommi, e tirommi il ciuffetto, E calci, e pugna più d'un centinaio; E trenta sculacciate, e più al danaio; Pensa se questo mi fu gran dispetto.

Che furon tal, ch'io me ne sento ancora, E la mia vaga disse: Deh non fate! Quando mi vide il cul più ner, che mora, Livido tutto per le gran picchiate:

Tirossi dentro, e rise più d'un'ora, Veggendomi fornir di sculacciate. Di fuor piangea le date Busse: più per vergogna, che per doglia,

Sicché mai più non vagheggiai di voglia.

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