Io mi ricordo sendo giovinetto
Nel tempo, ch'era in succhio il mellonaio;
In vagheggiando un viso fresco, e gaio,
Giunse mio padre, e diemmi un gran buffetto;
E scapezzommi, e tirommi il ciuffetto,
E calci, e pugna più d'un centinaio;
E trenta sculacciate, e più al danaio;
Pensa se questo mi fu gran dispetto.
Che furon tal, ch'io me ne sento ancora,
E la mia vaga disse: Deh non fate!
Quando mi vide il cul più ner, che mora,
Livido tutto per le gran picchiate:
Tirossi dentro, e rise più d'un'ora,
Veggendomi fornir di sculacciate.
Di fuor piangea le date
Busse: più per vergogna, che per doglia,
Sicché mai più non vagheggiai di voglia.