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1404–1449

CLXXI

Domenico di Giovanni

Bench'io mangi a Gaeta pan di Puccio Diventato non son però Puccino: Che 'nanzi andrei a farmi Saracino, E del baccel tagliandomi il cappuccio.

Quando lo mangio, tal con lui mi cruccio, Come se fussi il Nero, o 'l Bottaino; Nanni Nettoli, o 'l Morcia, o l'Orlandino, E gli altri della casa in un quartuccio.

Fogli Far mentre il bacio tale stento, Tanto gli do de' denti sol pel nome, Ch'egli è di quei, c'hann'oggi il reggimento; Poi quando il ventre scarica le some,

Dico a quel pan; teco fusse or qui drento Chi a Marzocco incercinò le chiome. Molti dicon pur, come Burchiello ha in questo mal farneticato,

Da poi, che fu da i Medici sfidato: Ma se profetizzato Avessi infino a qui un mio Sonetto, Sarei guarito di questo difetto:

E uscirei del letto: Ma se Fortuna la mia vela sventola, Mi farò la ministra colla pentola.

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