Bench'io mangi a Gaeta pan di Puccio
Diventato non son però Puccino:
Che 'nanzi andrei a farmi Saracino,
E del baccel tagliandomi il cappuccio.
Quando lo mangio, tal con lui mi cruccio,
Come se fussi il Nero, o 'l Bottaino;
Nanni Nettoli, o 'l Morcia, o l'Orlandino,
E gli altri della casa in un quartuccio.
Fogli Far mentre il bacio tale stento,
Tanto gli do de' denti sol pel nome,
Ch'egli è di quei, c'hann'oggi il reggimento;
Poi quando il ventre scarica le some,
Dico a quel pan; teco fusse or qui drento
Chi a Marzocco incercinò le chiome.
Molti dicon pur, come
Burchiello ha in questo mal farneticato,
Da poi, che fu da i Medici sfidato:
Ma se profetizzato
Avessi infino a qui un mio Sonetto,
Sarei guarito di questo difetto:
E uscirei del letto:
Ma se Fortuna la mia vela sventola,
Mi farò la ministra colla pentola.