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1404–1449

CIX

Domenico di Giovanni

La velenosa coda di Scorpione, Per cui Fetonte abbandonò li freni De' celesti, e veloci palafreni, Sì che 'l Ciel n'arse in ogni regione;

M'ha morso il cor nel petto di Catone, Né trovo mal, che 'l mio sdegno raffreni; Così Cupido gli amorosi beni Fece gustare all'ingrato Giasone.

Più volte ho lagrimato di dolcezza D'uno starnuto, e preso tal conforto, Che Dario non fe' mai di sua ricchezza. O cieca mente, ch'a così gran torto

Mi scurasti la luce, ond'era avvezza L'alma felice in chiaro, e torbo porto. S'io fussi stato accorto, Io avrei comperato da ser Ago

Quattro carati d'alito di Drago.

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