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1404–1449

CCXXV

Domenico di Giovanni

Fratel mio non pigliar moglie, Se non vuoi tormenti, e doglie. Io ti voglio consigliare, Senza chieder il consiglio:

Non voler moglie pigliare, Se tu vuo' far il tuo meglio, Non entrare in tal periglio; Se vuoi star lieto e contento:

Che non c'è il maggior tormento, Sotto 'l Ciel che l'aver moglie. Sai perché lo fece Dio? Per degnarci al Paradiso;

E questo era il suo desio, E per scampar canto e riso Che non s'ha, io te n'avviso, Quella Gloria senza pena:

E non c'è tal disciplena Sotto 'l Ciel che d'aver moglie. Vuo' veder tu se gli è vero; Pensa un poco al Padre antico;

Onde poi per tal mistero Fummo in bocca al gran nimico, Solo per mangiar del fico, Per cagion di quella vana:

E non c'è cosa più strana Sotto 'l Ciel che d'aver moglie. Io lo so che l'ho provato, E lo provo a tutte l'ore;

Che ho moglie, e parentato Di tormento, e di dolore: Vuo' tu far lo tuo migliore? Non la torre o fratel mio,

Che io ti giuro in fé di Dio, Che non c'è le maggior doglie. Guarda come io ero grasso, Trionfal, bello, e polito,

Ed or son smagrito, e lasso Tutto quanto sbalordito: Questo avvien che son marito; Questo è bene il nome dritto,

Non marito, anzi smarrito, Di qualunque piglia moglie. Ella m'ha cavato il suco, Ti so dir come sedei;

Che mai più non mi riduco, Sì mal stan li fatti miei: Ben peggior di morte sei, Né mi posso tener ritto,

Io sto lasso, e tutto afflitto Pien di guai, e pien di doglie.

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