Mariotto, io squadro pur questa tua gioia,
Recandomi la madre ne i pensieri,
Ch'un omaccin caduto par da i ceri
O viso d'un fattor, che pesti quoia;
Con quel suo soggettin, che m'è sì a noia
Pare un Procurator di Monasteri;
Tal che Cogosso co i suoi sguardi fieri,
Oggi vivendo perderia la foia:
Vedilo andar, che par delle librettine,
Col Collo torto strabuzzando gli occhi,
A guisa d'uom, che metta lana in pettine:
Per Dio ti prego più non vi balocchi,
E questo tuo pensier omai dimettine,
Perch'è già fatta carne da pidocchi:
Non che pensier mi tocchi,
Che non cambierei lui per lo mio Giudice,
Avvenga ch'abbia un po' le tempie sudice.