Certi soffisti con affabil arte
Tirano sempre a lor, giuoco, e congrega,
Per farsi dello stato suo bottega
Sempre mandando il mal vivere a parte;
Chi s'appropria il Comune, e chi la Parte,
Con raffi, con picconi, e con la sega,
E così l'un all'altro te la frega,
Nulla curando sacramento, o carte:
La Fede, l'amicizia, e il parentado
Si stima or poco rispetto ai denari,
Tal che gli è senno fidarsi di rado,
Massime di questi superbi, e avari,
Che di frode a salir cercano il grado,
Non risparmiando soci, né compari;
Fuggigli come bari
Questi gambatti di cilicio, e frusta,
Che paion buoni, e son caterva ingiusta.