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1404–1449

CCXCIX

Domenico di Giovanni

Certi soffisti con affabil arte Tirano sempre a lor, giuoco, e congrega, Per farsi dello stato suo bottega Sempre mandando il mal vivere a parte;

Chi s'appropria il Comune, e chi la Parte, Con raffi, con picconi, e con la sega, E così l'un all'altro te la frega, Nulla curando sacramento, o carte:

La Fede, l'amicizia, e il parentado Si stima or poco rispetto ai denari, Tal che gli è senno fidarsi di rado, Massime di questi superbi, e avari,

Che di frode a salir cercano il grado, Non risparmiando soci, né compari; Fuggigli come bari Questi gambatti di cilicio, e frusta,

Che paion buoni, e son caterva ingiusta.

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