Buffon, non di Comun, né d'alcun Sire;
Ma d'un suo schiavo, che 'l cervel si becca;
Ben sei addosso a Marzocco una zecca,
E nell'occhio una stecca a non mentire:
Ladro, non ti ricorda del fuggire
Del Conte Urbin, che 'l muso ancor si lecca?
La forca, per tal beffa, ha gran cilecca,
E perdé il manigoldo il dì tre lire.
Certo te ne sovvien, quando sbavigli
Recendo il fiato in su ne' Febei raggi;
Qual bello impiccat'eri in quel Padule?
Tal quando balli, giri, e t'attortigli,
Così ti prego della scala caggi
Isgambettando al duol dello strozzule;
Colla lingua al mezzule,
Da i denti stretta, bugiarda, inventrice,
Che confitta ti fia tra le morice.