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1404–1449

CCVI

Domenico di Giovanni

Buffon, non di Comun, né d'alcun Sire; Ma d'un suo schiavo, che 'l cervel si becca; Ben sei addosso a Marzocco una zecca, E nell'occhio una stecca a non mentire:

Ladro, non ti ricorda del fuggire Del Conte Urbin, che 'l muso ancor si lecca? La forca, per tal beffa, ha gran cilecca, E perdé il manigoldo il dì tre lire.

Certo te ne sovvien, quando sbavigli Recendo il fiato in su ne' Febei raggi; Qual bello impiccat'eri in quel Padule? Tal quando balli, giri, e t'attortigli,

Così ti prego della scala caggi Isgambettando al duol dello strozzule; Colla lingua al mezzule, Da i denti stretta, bugiarda, inventrice,

Che confitta ti fia tra le morice.

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