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1404–1449

CCLXIII

Domenico di Giovanni

Sabato Tessa ci fu mona sera Con un gran macherin di catinoni E quattro vini pien di buon fiasconi, E di guaste pignatte una gran pera.

Mona matassa una tomassa nera Per far zamare pippiastri, e polloni Gran quantità di cappani, e fagioni, Se ingentar Casa allumata di cera.

Poi quarne, e staglie ciascun acciuffare Di pian grattati, e di nebbi montani, Spilli bottando Sagun albognare. E non han villoron com'astetani

Di vian gratagio un figliaccian armare Tutti lavaron a mangiar le mani. Che paiano sciorani Che fiutan volentier le magellette

Scarpando il pan insino alle tronchette.

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