Io vidi un dì nel Serpilongo un fosso
Cosa non forse mai più vista a Roma,
E vidi gente con bardella, e soma
Gir per la terra a vender legna addosso:
Il fascio vale tre Sesini, e un Grosso,
Del qual si tosa in due fiate la chioma,
Così la mala povertà gli doma,
Di verno scalzi, e pochi panni addosso:
Pan di Saggina, di Miglio, e di Vecce,
Son le vivande della Pecorella,
Vin d'Aquilea, e coltrice di Secce:
Veste di Capra, milze, ossa, e budella,
Corpo in cappuccio, e radici in corteccie
Condite nel morchion della padella:
E pur con le mantella
S'acciacca il corpo, e conciansi le cuoia
Per far vagine di vetro di troia;
Dìasili, benché muoia,
Gridavan, lance, sacca, e mezzi soldi,
Bugliando l'uno all'altro de' ser coldi.