Amor, se sì per tempo già da i raggi tuoi son scaldato, che mi farà il sole nel mezzo giorno? che arde i poggi e i prati. Né mai per sì gran freddo è ghiaccio o neve
che non dissolva, e fa asconder li augelli, l'erbette incende, drizza e apre i fiori. Ora son qui con voi piangendo, o fiori, e voi ridete verso i vostri raggi,
all'alba annunzïati da li augelli, del non da me desiderato sole, poi che non strugge sì tenera neve, anzi è bruma umana e non di prati.
Fia la mia vita omai per boschi e prati tra erbe, frond' e odoriferi fiori, di state al sol tremando, ardendo in neve, fermo alla nube e fuggitivo a i raggi,
cantando in pioggia e lagrimando al sole, con selvaggine in compagnia ed augelli. Voi pur cantate; deh, piangete augelli, descendete de i rami giù ne' prati
e me conforterete a questo sole! Né contento sarei, se già tra i fiori di prezïosa margarita i raggi qui non vedessi, che mi fan di neve.
Talor con seco ho già fatto alla neve, ch'io l'ho veduta in giubba fatta a augelli, piena di vivo lume e divin raggi, e talvolta trovata in verdi prati
far ghirlandetta di fronde e di fiori, quando asciugar l'aurate chiome al sole. Pallido innanzi a lei mi pare il sole, ed ella bianca, ché candida neve
parmi il suo viso e vermiglietti fiori. Per lei cantan l'idei, l'alme e li augelli lieti, i fiumi, le fonti, i colli e i prati d'essere alluminati da i suoi raggi.
Nimici i raggi omai mi sono e 'l sole, lagrimando ne i prati a seguir neve, overo augelli che fuggon tra i fiori.
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