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1389–1432

XXIII

Domenico da Prato

In un vago verzero mia donna vidi star pel caldo all'ombra, che sì mia mente ingombra lo pensar che per lei lo mio cor face.

Fecemi in su quel punto Amor leggiero, come suol quando in me sì ben l'aombra sì che propria quell'ombra veggio, che a quella dentro si conface.

Conviemmi adunque al pensar chieder pace, poi ch'io la porto in me sì ben dipinta che tien l'anima vinta d'ogni valor, mutando spesso faccia.

Pensando in questa, ch'è di sol precinta, ad Amor faccio croce delle braccia, poi che m'ha fatto, che non mi disfaccia. Di rose e di vïole

questa gentile e vaga pulzelletta fatta avea ghirlandetta. Volgendosi alle sue compagne belle con mansüeta voce, umil parole

disse, onde al cor s'accese una fiammetta; perch'io cheggio vendetta di lei al cielo, al sole ed alle stelle. Dicendo questa: «O care mie sorelle,

la mia ghirlanda ho fatta, ov'è la vostra?», l'un'all'altra la mostra: «Chi è più bella proviam con essa in testa!» Amor, che col mio gnudo petto giostra,

fece la donna mia sì bella in questa, ch'io dissi: «Amor, deh, alquanto il colpo resta!» Nulla il chieder mi valse, ché con l'usato strale mi percosse.

onde il cor si riscosse, come quel che si desta freddo e ghiaccio. E quel crudele, al qual di me non calse, fece mia donna e l'altre furon mosse;

tra quelle bianche e rosse rose, givan cantando a braccio a braccio. Di quel ch'elle allor dissono io mi taccio, ché ben non l'ascoltai, sì era affranto

da l'angoscia e dal pianto, dal colpo ricevuto allor d'Amore. Nel verzicante loco stetti alquanto, per far rassicurare il tristo core,

ma, quanto stava, più perdea il valore. Partimmi allor dicendo: «Pietà non spero omai da questa donna, poi ch'è Amor colonna,

qual s'è fatto di me crudel nimico. Per folte e oscure selve andrò piangendo, chiamando questa novella Ensïonna, che nella verde gonna

mi tien legato via più ch'io non dico. Ma chi chiamo io o terrò per amico, poi che Amor più che lei aspro e feroce, che dovria giovar, nuoce?

L'anima non sa più a cui ricorra, se non che con amara e mesta voce griderò sì che qualche cosa corra, e la mia mente per pietà soccorra -.

— Fanciullesca canzon, vestita a verde con ghirlanda di gigli, fiori e rose, quanto più bella puoi vattene a Amore. Con quella il troverai che il cor non perde;

con tue parole umìl, vaghe e vezzose digli com'io son pur suo servidore; pregalo quanto puoi che mi rimetta in pace, e tanto sta' che tel prometta.

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