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1389–1432

XXII

Domenico da Prato

Gentil donna ed Amor nel cor mi stanno, facendo di me solo un lor volere; conducendomi a morte a poco a poco, ora dolente, ora lieto mi fanno,

mutando in me pensieri a lor piacere, menandomi ora in questo ora in quel loco. Sempre mi trovo in amoroso foco dovunque o in qual parte Amor mi mena;

e in questo modo è piena la voglia di colei che dentro incende. In tal modo me offende; ché, se quanto a biltà fusse pietosa,

l'anima staria in pace, onde non posa. Amor, che nella serva mente giace, parla alla bella e gentilesca immage di quella donna, che possiede il core:

«Meniam costui, meniamo ove a noi piace». Io, che m'aveggio ben delle malvage parole dette a lei in me da Amore, dico tra me: «Se vai, la vita more.

Deh, non andare a raddoppiar tue pene». Ma ubidir mi convene ciò che m'è comandato da tal sire; onde Amor mi fa gire,

e veggio il viso bel, che sempre ride, il qual, quanto più il miro, più m'ancide. Poi che Amor m'ha condotto in quella parte dov'io veggio mia donna e gli occhi belli,

che dove ella gli volge fa risplendere, miro le membra, ch'è sì ben compatte, li orati crespi e micanti capelli, che ferza ne fa Amor per me riprendere.

L'avanzo che la mente può comprendere sì proprio dentro al cor lo raffiguro, che quel pensieri oscuro sol mi rimane, e ogni altro postergo.

Fuggo volgendo il tergo, per non mostrare il petto, che si face molle da gli occhi che adomandan pace. Se io mi parto più che prima stanco,

dicalo Amore, il quale è dentro e sallo, ché io non posso, sì m'abbonda il pianto. Così parlo ver lui mentre ch'io manco: «Dimmi per quale offesa o per qual fallo

m'hai date pene e dai tormento tanto. Perché non poni in lei pietade alquanto? Vedi quanta virtù mostra sua altezza, onestà e gentilezza;

vedi li grati modi e i bei costumi: par chi ella mira allumi. Se con la sua biltà piatà s'accoppia, più ch'altra donna fia di virtù doppia».

Piccioletta canzon, tu m'imprometti ben di gire e trovar mia donna bella, a cui dirai novella di me, come per lei lo mio cor père.

Pregoti quanto puoi l'andare affretta, e mei ch'io non t'insegno a lei favella, sì che insieme tu ed ella compagne siate in ogni bel piacere.

Se non la conoscessi per vedere, perché ha cangiato il suo gentil vestire, che mi dà tal martire, non rosso e perso più, ma veste verde,

non te la lascera' però smarrire. Bellezza, quale è sempre mai con seco, né il color del bel viso mai non perde. Amor non troverai, ché 'l lasci meco.

Deh, fagli ogni bel preco, raccomandandomi a' suoi bei costumi nel castello in Valdelsa, tra i due fiumi.

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