D'amor pensando, per la via passava.
Di donna un canto udi' qual mi conforta;
questa a guidarmi a Venus mi fé scorta.
Come smarrita, l'alma mia ascoltava,
di qua di là mirando, ove svernava
la vaga melodia, che mi fu porta,
tra me pensando che del ciel la porta
aperta fusse, onde a udir mi fermava;
ma tanto rinforzava il bel lavoro
di lira dolce, ch'io vi stetti il giorno.
Questa cantava del vermiglio moro,
dove Piramo e Tisbe fêr soggiorno,
quale esser dee di Giove l'alto coro.
O musica beata! Al viso adorno
di' ch'io farò ritorno;
ma pria vo' te, sonetto, avere offerto
al vertüoso giovine Ruberto.