Com' uomo spaventato il viso tegno;
in mare essendo, veggio venir l'onda
ver me gonfiata, onde l'animo affonda.
Per soccorrer mi movo il tristo legno:
Giuno, Fortuna, Eolo mi dan segno.
Vento non crollò mai sì in alber fronda,
onde a pregare Dio corro alla sponda,
come il nocchier, ch'è di paura pregno.
O Fati, quale è quel tanto crudele
che mia voce non ode che si stracca?
Nulla mi val, ché pur son giunto a morte.
Portane il vento le stracciate vele,
veggio la pioggia che l'albero fiacca,
ond'io sto in sulla proda e piango forte.