Avea di Febo il fiammeggiante foco
Fetonte, tratte a sé le rote sparte;
Febea dell'aere usciva con sua arte
pel scuro Tesifon cacciar del loco,
quando nel grave sonno un tristo gioco
vidi: di crudelezza armato Marte.
Soccorso allor chiamai all'altra parte
alla mia donna, sì ch'ero già fioco.
Ma, poi che mai allor piatà la smosse,
ond'è mi fé destare; e in su quel punto
come un balen sua immagin mi si offerse,
e, per meglio destarmi, mi percosse.
Già era lo chiaror del giorno giunto,
quando l'aurora sua luce scoperse.