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1389–1432

VII

Domenico da Prato

Cantando un giorno d'Isotta la bionda, mi ricordai di mia donna gioconda. La qual mai non si parte dal mio core, la immagine di sua gentil persona;

ornato ha il viso di sommo splendore. Venere bella mai non l'abandona; li dorati capelli Amor corona di fiori e rose e gigli e verdi fronde.

Cantando un giorno d'Isotta la bionda, mi ricordai di mia donna gioconda. Traverso, una partita rosso e perso adorna di mia donna sua figura.

Qual spandon gli augelletti ognun suo verso in primavera alla fresca verzura, tal fa questa mirabil creatura vaga e adorna, leggiadra e feconda.

Cantando un giorno d'Isotta la bionda, mi ricordai di mia donna gioconda. Quando mi colse pria d'Amor lo strale, vidila un giorno dilettoso e bello

con altre donne al Poggio Imperïale fuor delle mura del vago castello. Vidila poi presso a quel fiumicello cantar, dove la Staggia batte l'onda.

Cantando un giorno d'Isotta la bionda, mi ricordai di mia donna gioconda. Nel castel vago, tra' due fiumicelli, ballata bella, a mia donna dirai

novelle a me di le' portan gli augelli, e l'altre donne ancor saluterai. Vaga canzon, pel mondo n'anderai, di mia donna cantando in ogni sponda.

Cantando un giorno d'Isotta la bionda, mi ricordai di mia donna gioconda.

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VII · Domenico da Prato · Poetry Cove