Invittissimo re, Cesar novello,
prencipe glorïoso, inclito augusto,
io sono Italia che, nel capo e busto
più tempo lacerato, a te m'appello.
Tu sii mio protettor, tu sol se' quello
piissimo signor verace e giusto,
che porgerai la man, la corda e 'l fusto
al vero amico, e punirai il rebello.
Vieni omai, padre, col favor desopre,
e me trarrai di tanti vari artigli;
tu mi sii scudo, lancia, essemplo e norma.
Tra'mi del sen le parti, aquile e gigli,
e con l'usate tue magnifiche opre,
ridu' sotto un pastor l'errante torma.