Morta fé la mia vista il cieco lume, lume non dico, anzi terribil notte, che per folle parer tenea per specchio. Lasso! chi conteria l'ore e le dotte,
che lacrimando gli occhi fecion fiume, per falsa larva, in qual mirando invecchio? Se non ch'io m'apparecchio a discerner l'error, ché intenerisce
il cor pietoso di se stesso indarno, ché per divino oggetto el m'apparisce donna leggiadra, in cui mia vista accarno, tal ch' oltra sua biltà l'occhio non vede,
e mansueta par dica: «Io son Fede». Lucida e pura move il santo viso, come fa il buon signor, quando con cenni l'errante servo minaccia e riprende.
Poi cominciò: «Quante volte già venni dal loco mio, qual sappi è in Paradiso, a gli occhi tuoi coperti d'aspre bende! E, per chi meno intende,
ti vo' spianar ch'io sono in cielo e in terra mi paro innanzi a chi sua vista svela. Per spirto alluma chi vaneggiand' erra esta candida toga che mi cela
pur che si mova a tempo e in me raguardi; né vuol mia figlia ch'uom sia mosso tardi. La benda che ti cuopre è densitade di tenebre, che passa ogn'altro abisso,
la cui grossezza è da la terra al cielo. Deh, retrocedi e raguarda ben fisso s'altro era la tua fé che a umanitade promettere e attenere or caldo or gelo;
poi leva via esto velo: non fedel ti vedrai, ma sì anatema, perché la fé non cerca umana prova. Né ti vo' dar che sol di me lo tema
ch'è dal principio, e paio cosa nova, mossa dal sommo ed eterno Fattore, che tutto fé per fede, speme e amore. Tanto piacqui ad Abram che 'l gran precetto
non gli fu duro ad imolare il figlio, tal ch'i' 'l fei al secol ardente lucerna di ferma obbedïenza; ed alza il ciglio, ché 'l vacillante ad ubidir non metto
tra li miei cari figli in vita eterna. Se a Chi tutto governa piacque Iob provare, io fui suo scudo, però che pacïenzia è il mio bel serto.
Simil per quaranta anni il popol gnudo di fermo sito nudri' nel diserto, e come lui profeti assai di manna, fin ch'io discesi giù, cantando osanna.
Né però apalesommi il padre mio a Iacomo, Simon, Filippo e a Pietro, né al resto del collegio suo devoto. Non perché a alcun dicesse: «Viemmi dietro»
conobbormi ei, lasciando il mondo rio; ben fé alla Cananea mio nome noto, né il centurione a voto credette, quando ei disse esser indegno
che tal signor sotto il suo tetto intrasse. Poi mi scoperse più di segno in segno, fin che sopra Tabòr si trasmutasse, allor che a i tre discepoli mostrossi
con Moisè ed Elia; poi uom tornossi. Offersemi alli scribi e farisei li quali, o per miracoli o essempli, men m'accettâr che per li lor profeti;
dunque, ben fu cacciarli fuor del templo, veggendo il Sommo Bene, e lor più rei il ver schifando de i divin decreti. Ma quei che fùr repleti
di me, ch'è Maddalena e 'l pescatore, mai non lassâro, onde fùr tanto cari. E però disse bene il Redentore: «Chiamansi molti, e li eletti son rari».
Per me la colpa alla Mecca remisse, per me la chiesa sopra Pietro fisse. Nel secondo dell'Etica ogni estremo fuggir ti mostra il Filosofo, ed io,
ben che di me non parli, sono il mezzo. Né paia mancamento uom fatto Idio, né eccesso natural, se il Ben Suppremo di vergine incarnò senza riprezzo
o di libidin lezzo. Fermati qui, se cerchi il fondamento: non per terren sofismi altrui mi mostro, ma del Spirto Paraclito lo avvento
m'aperse a loro e tolse l'error vostro, perché in Dio solo tre persone ammanto, che è Padre e Figlio e lo Spirito Santo. Dal Padre eterno ben procede il Figlio,
non fatto dico, e dal Figlio e dal Padre è procedente la Santa Colomba. Né volger gli occhi da le dritte squadre, ch'è un medesmo volere, un sol consiglio;
non tre dii sono: unico idio rimbomba. Com' al suon della tromba tu e gli altri mortal ripiglierete la vostra propria carne, al gran giudizio
per tribunal seder voi lo vedrete. Leggi, se vuoi di me più chiaro indizio, Paol, Ieronimo, Ambruogio e Augustino, Gregorio e gli altri». E tacque il dir divino.
— Canzon, la nebbia m'è tolta dal volto, che mi faceva aombrar di me medesmo; e chi senza battesmo a costei vive è via peggio che stolto,
qual m'ha al ben sperar ridritto e volto.
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