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1478–1526

Untitled

Diomede Guidalotti

Vanne or, misero Egone, al tutto povero, di speme vana illuso, or va', che assai ti è stato albergo questo annoso rovero. Che speri più pietate a tanti guai?

Non dovevi tu pria teco comprendere che stabil non fu donna al mondo mai? Tu che solevi già ciascun reprendere, facto suggetto a un scelerato e ceco,

or ti lassi a sui strai vilmente offendere. Clearista ne porta il tuo cor seco e forse con Damone ora si gaude de la tua pena sotto ombroso speco.

Tu ti lassasti lusingar con fraude e nimico facesti a te Damone: guarda se conseguito hai bella laude! Come avrai tu più ardir fra le persone,

che essendo quasi ne la età senile sii suggetto a un fanciul senza ragione? L'incustodito tuo debile ovile i lupi assalirano, e quel che sia:

di te si parlarà come di uom vile. E pur, distor non poi la fantasia da quel che vedi expresso esser tuo male, e vanitade è al fin che si disia.

Salir credesti in ciel senza aver l'ale: or vedi che ogni donna è pur fallace, benché sì tardo lo aveder non vale. Tu ti sperasti di potere in pace

di Clearista sol fruir lo amore e che un finto parlar fusse verace. Un falso lusingar ti tolse il core e il riso che ti diè segno di amare

fu per fartene aver maggior dolore. Meglio era per te inanzi al fin pensare, che or che ricevuto hai tanta vergogna, come più tra ' pastori avrai bel stare?

Pensare a l'onor tuo più ti bisogna, e ritrovargli ancor qualche rimedio, che questo è da grattare altro che rogna. Convien bono occhio a chi intorno ha l'assedio,

ma non ci veggio meglio ormai che morte per uscir fuor di stento, affanno e tedio. Ah iniqua mia mal aventurata sorte, donde procede questa nova insania

chi è chi se stesso occida alcun sì forte? Qual disperato se dismembra o lania? Altri la morte sua cerca fuggire, et io cerco con me guerra e zinzania.

Più presto voglio ogni altro mal patire e in queste selve macerar mia vita, che io sia giamai cagion del mio morire. Seguire è onesto in qualche parte amore

per restorar talor l'afflitte membra e il più mal mitigar con men dolore. Stolto è chi amando se medesmo smembra e concede di amor tutto alla parte,

né di cosa maggior più li rimembra. Aver governo in ogni cosa è de arte tenendo il mezzo da ciascun laudato, che non è Vener sempre in grembo a Marte.

Chi esser vòl d'amor tutto è biasimato, e perché non si pò talor fuggire, far si diè con ragione e temperato. Non che di questo io vi voglia admonire,

ma perché i mei pastor siano excusati se alcuna volta lui gli fa fallire. A voi che loro udir sete degnati, vi faccia Giove d'ogni bene accumulo,

e giù in terra felici e in ciel beati, e vi sia guida e scorta insino al tumulo.

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