Mentre la dispietata mia ventura
da lei lontano e di me stesso in bando
tiemmi, senza saper pur come o quando
ponga 'l ciel fin a la mia pena dura,
del giorno chiaro e della notte oscura
spendo l'ore infelici lagrimando:
e i campi e le mie pene misurando
vo, com'uom sempre che di sé non cura.
E perché d'altra vista non m'appago,
fuggo la gente e vo per questi monti,
qual cervo errando solitario e vago.
Così passo 'l mio tempo e così fonti
sono quest' occhi che fan sempre un lago:
o stelle o fato, sempre al mio mal pronti.