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1270–1336

91

Cino da Pistoia

Quando pur veggio che si volta il sole ed apparisce l'ombra, per cui non spero più la dolce vista, né ricevuto ha l'alma, come suole,

quel raggio che la sgombra d'ogni martiro che lontano acquista, tanto forte si attrista — e si travaglia la mente, ove si chiude lo disio,

che 'l dolente cor mio piangendo ha di sospiri una battaglia, che comincia la sera e dura insino a la seconda spera.

Allor ch'io mi ritorno a la speranza, e lo disio si leva col giorno che riscuote lo mio core, mi movo e cerco di trovar pietanza,

tanto ch'io riceva dagli occhi 'l don che fa contento Amore: ch' egli ha già, per dolore — e per gravezza del perduto veder, più amanti morti.

Dunque ch'io mi conforti sol con la vista, e prendane allegrezza sovente in questo stato, non mi par esser con ragion biasmato.

Amor con quel principio onde si cria sempre 'l disio conduce, e quel per gli occhi innamorati viene; per lor si porge quella fede in pria

da l'una a l'altra luce, che nel cor passa e poi diventa spene. Di tutto questo — ben son li occhi scorta: chi gli occhi, quando amanz'ha dentro chiusa,

riguardando non usa, fa come quei che dentro arde e la porta contra 'l soccorso chiude: però de li occhi usar vòl la virtude.

Vanne via, mia canzon, di gente in gente, tanto che la più gentil donna trovi, e priega che suoi novi e begli occhi amorosi dolcemente

amici sian de' miei, quando per aver vita guardan lei.

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