Empia Invidia crudel, che ne' miei danni
per cieco error così tacita entrasti,
come vilmente a' be' pensier contrasti
mentre fingi la voce, il volto, e' panni!
Come pòi far che 'l tuo livor condanni
quel chiar'oprare, o lo nascondi e guasti
dinanzi al mio bel Sol, dove mandasti
lo tuo fosco venen, sì che l'appanni?
Ma scoprin d'ira pur l'inique fronti
Fortuna e 'l Cielo, e con rabbiosi denti
Saturno i figli suoi sempre divori,
che sempre fian più manifesti e conti
a gli occhi miei que' divin raggi ardenti,
perch'io gli renda sempre eterni onori.