Or che mia dolce pace e desïata,
lieta godea ne le speranze prime
di coglier frutti e fior da l'alte cime
de' rami santi, in quei ria serpe è entrata.
Ah Fortuna crudel, Fortuna ingrata,
tu mi levasti in quel pensier sublime
perché, cadendo, il cor mi roda e lime
il duol, ch'ha l'alta piaga avelenata.
Or hai fatto l'estremo di tua possa,
maligna Invidia, or la mia dolce e cara
gioia hai temprata del più amaro tòsco;
or d'ogni bene hai la mia vita scossa,
or non più luce avrò serena e chiara
fin che chiaro il mio Sol non riconosco.