In un verde boschetto a la dolce aura estiva vidi due innamorati almi pastori soli andar con diletto
sopr'una verde riva, cantando lieti i lor felici amori; indi fra l'erbe e' fiori un di lor, ch'avea nome
Androgeo, prese a dire, pieno d'alto desire: – Deh, foss'or qui fra noi con l'auree chiome la bella amata Ninfa,
discinta e scalza in questa chiara linfa! – A cui rispose Infido, che così si chiamava l'altro pastor, che di lei seco ardea:
– Di te, folle, mi rido, ch'un tal desio t'aggrava d'ella, che sola in terra è la mia dea! – Ond'egli allor dicea:
– Sacrato Pan, che vedi lo mio sincero affetto, mostra qual abbia eletto di noi a lei il Cielo, ond'a l'un l'altro cedi;
e, se fra queste frondi spirto amoroso è di pietà, rispondi –. Allor da un arbuscello bel fiorito Aprile
a l'Infido pastor sovra il suo grembo vago, amoroso augello con voce alma e gentile, volando, scese in parte del suo lembo;
quando da un caro nembo subito fu coverto il pastor Androgeo, de la rete che feo
Vulcano allor che la sua donna certo vid'al suo amante in braccio, onde gli strinse intorno il forte laccio. Quanto di gaudio pieno
in quel felice giorno fosse il ben nato, aventuroso amante del bel Lappato il seno sallo, che d'ogn'intorno
grazie render sentio devote e sante. Ei dicea: – Sacre piante, da le cui verdi fronde tanto annunzio felice
de l'alma mia Fenice, oggi è disceso in quest'ombrose sponde, sempre vi doni il Cielo grazie, né mai v'offenda il caldo o 'l gelo –.
Indi vicino a sera, al caro albergo i passi volgendo, lieto poi si dipartio; così la Ninfa altera
che nel suo core stassi, venne sola a incontrar lungo il bel rio, che da un dolce desio di lui portata, in dono
veniva a darli il core. O che felice Amore, ond'io mi trasformai da quel ch'io sono, facendomi di chiara
fonte, una fiamma al mondo eterna e rara. Canzon, il lor felice, alto destino, prega devotamente che faccia le lor voglie ognor contente.
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