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1514–1604

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Chiara Matraini Contarini

Alma gentil sovra a tutt'altre altera, dond'al cor fiamma e luce a gli occhi miei esce tanta e sì fatta, che l'intera virtù non basta lor, mirando in lei;

ch'indi l'abbaglia Amor, quando più spera sentir ne' be' vostr'occhi, e dolci, e rei, quell'immenso piacer che in Paradiso senton gli angeli, in Dio mirando fiso;

se cantando di voi l'eterne lodi, ch'or mi fan sopra al Cielo alzar a volo, posso tanto impetrar che da voi s'odi questo mio dir, ch'a voi felice e solo

inchino e sacro con più saldi nodi ch'alma stringesse da l'un l'altro polo, spero con dolci ed amorose tempre di farvi al mio bel foco arder mai sempre.

Ma chi mi drà la voce e le parole che giugner possa a tanto alto soggetto? Come potrà la fiamma al chiaro Sole crescer la luce, o 'l basso altrui intelletto

alzare in parte ov'egli andar non suole, comunque l'alma dal natio ricetto vive? Che lunge a me da' piacer suoi lasciat'ha il proprio velo, e stassi in voi.

Pur dirò sol, che quanto dar potea l'alto Fattor di bel, tutto vi diede, sendo ch'il vostro alto valor dovea vincer ogn'altra gloria, quanto eccede

il sole ogni splendore; e da la Idea più bella in Ciel, da la più eccelsa sede tolse, formando in voi l'eterno essempio ch'or vede il mondo scelerato ed empio.

Né potea, fuor di sé, luce più degna dar, per trarci al suo dritto, alto camino tra noi; ch'amare e reverir ne insegna quel bel, ch'è intelligibile e divino,

là 've ch'Amor vittorïosa insegna porta d'ogn'alto spirto, e pellegrino; ch'indi si desta a chiara, alta virtute: cose da far tutte le lingue mute.

Io il so che 'l provo, e ciò ch'io provo e sento non potria uom mai con mille lingue dire, sì soave armonia, dolce concento par che l'aura amorosa al cor mi spire

né più felice ardor, gioia, o contento potria in un foco due bell'alme unire di quel che nel mirar voi sento e provo, ch'altro maggior diletto oggi non trovo.

Così vedess'io in voi sempre dappresso senza voltar già mai rota superna, e 'l batter gli occhi miei non fosse spesso, e sciolta stesse la virtute interna

da la scorza mortal, che tiene oppresso quel supremo valor che la governa: ch'io starei fissa in voi qual taglio in pietra, dappresso o lungi, quanto il sol penetra.

Deh potess'io con voi, dolce mia vita, dappresso e lungi e passar terre e mari, insieme attorcer l'una e l'altra vita di noi mai sempre, e che soavi e cari

com'ora insino al fin di questa vita far i dì nostri ancor tranquilli e chiari che nulla mi faria dubbiosa o lenta in seguirvi, del vostr'amor contenta.

Ma perché temo il Ciel, che sempre move le ruote suoi che d'un in altro scoglio non mi percuota, e mi trasporti dove non possa far altrui del mio cordoglio

giusta almen la cagion per certe prove: però bramo talor, voglio e non voglio, ma quanto al voler mio viva e dapoi voglio esser vostra, quando piaccia a voi.

Dico che quant'a me voglio esser sempre di voi, viva e dopoi, dolce mio foco, se contrario voler non ne distempre di voi già mai per cangiar tempo o loco,

e 'n voi fian salde l'amorose tempre che mi fanno il mio mal prender in gioco; che ben far lo dovrete se il ver suona: ch'Amor a nullo amato amar perdona.

E come potria mai l'animo altero vostro soffrir, e 'l cor saggio e virile, che di più fido amor casto e sincero donna il vincesse a voi casta e gentile;

e 'l vostro ingegno sì lodato e vero ordisse inganno a lei, fida ed umile? E, com'esser potria ch'inganno o pianto avessi mai sotto contrario manto?

O de' miei gran pensier felice obbietto, per cui sì lieta in dolce fiamma vivo se mai face d'amor v'incese il petto e per altri del cor foste mai privo,

non disprezzate il casto, ardente affetto, ond'io, solo per voi cantando, scrivo. Dolce fiamma amorosa, ond'io mi struggo quanto più lunge mi nascondo e fuggo.

Deh, non sprezzate il cor che fu già mio, dov'ho l'imagin bella vostra impressa, ma rinforzando l'ali al mio desio, seguitel quanto ad alto fin s'appressa;

che se Fortuna, Amor, Natura, e Dio tant'alto il porta, non dev'esser messa da voi la voglia mia con sì gran pena al basso, e stretta poi da ria catena.

Io v'amo e v'amerò sempre, e vi giuro co' miei casti pensier fin a la morte, quando l'animo mio lieto e securo possi in voi far le sue speranze accorte:

dico ch'il vostro amor constante e puro conosca e ad alto fin mi guidi e porte, tal ch'in due corpi una sol' alma viva fin a l'estremo, o parli, o canti, o scriva.

Né credo che su in Ciel fra le beate anime ritrovar maggior contento si possa, quanto il farsi dolci e grate le voglie loro, e ne l'amato intento

fiso sempre mirar dove son nate le faville del foco, che mai spento si vedrà in loro, anzi fia sempre acceso e di splendor eterno, alto, compreso.

Dico che 'l più felice, e dolce, e caro piacer non sente l'uom, gli angeli, e Dio de l'unïon che due bell'alme a paro fa gir contente a un solo alto desio;

e s'egli altrui di sé si rende avaro il discorde voler, post' in oblio, la vera gioia e 'l maggior gaudio eterno, ben sa per prova quel che sia l'inferno.

Ben potea il grande, eterno, alto Motore in sé, di sé godersi il Paradiso di sua immensa beltà, senza l'amore ch'hanno gli angeli in lui mirando fiso,

se non avesse visto ancor maggiore farsi da loro innamorato riso l'alta sua immensa e sempiterna gloria, du' l'alme han premio d'ogni lor vittoria.

Però gli fece a sua sembianza, e poi oltr'a l'altr'opre altere e glorïose fe' l'uom, sol per unirlo a' piacer suoi col mezzo ognor di queste basse cose;

come l'essempio vostro, che fra noi si vede, ov'ogni bel Natura pose, dov'io m'accendo d'amoroso zelo e mi levo, alta, con la mente al Cielo.

Però ch'essendo qui fra noi più lunge de l'angel l'uomo in questo carcer chiuso, fe' di noi scala a noi, donde s'aggiunge alla cagione, a cui null'è rinchiuso;

così da l'ombra al ver ci ricongiunge, che pò far poi ch'ogni altro bene escluso resti da noi per contemplar sol quello ch'è di tutt'altri il più perfetto e bello.

E qual giogo sarebbe aspro o più grave che col senso obedire alla ragione, se quel santo desir, che fra noi s'have, non ne fuss' a virtù di gloria sprone?

Fida più dolce ed amorosa chiave non apre il bel, che Dio ne l'alma pone di costui, ch'obedir gli animi alteri voglion più tosto, ch'òr, gemme, ed imperi.

Di tutti gli altri ben che sono al mondo, venuto il posseder, sazio è 'l desio; di questo ognor più caro e più giocondo nasce il diletto, e da soave oblio

di sé, con un pensier alto e profondo fassi, d'uom ch'era in prima, in altri, Dio: se del bel corpo l'alma in cui s'appoggia nel proprio albergo, il suo lasciato, alloggia.

Coppia felice, ch'un bel foco accende e dolcemente l'arde, e tienla in vita, né l'uno a l'altro il suo voler contende fin a l'ultimo dì della sua vita;

e queta stassi, e chi tant'alto ascende, (che per cosa mirabile s'addita) und'ei possa cader, tien sempre a vile, lieta sol del suo foco almo e gentile.

Io 'l so che 'l provo; e so che sallo ancora il vostro core, ov'io scolpita vivo, ond'il bel vostro volto si scolora, se sproveduto ad incontrarlo arrivo;

che fassi poi come rosata aurora, ripreso il sangue alfin, di cui fu privo, essendo gito al suo soccorso interno, dov'Amor volge il fren del suo governo.

Felici dunque aventurosi amanti, che di salde catene d'amor cinti non curando Fortuna, oltraggi, e pianti, ma sempre ognor da pura fé sospinti

seguono i cari be' vestigi santi, ond'ha la speme i lunghi affanni vinti; così dal Cielo a noi sempre sia data pace dolce, gioconda, e desïata.

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