Vago augelletto mio, caro e gentile,
che dolcemente canti e sfoghi il core
mercé sperando aver del tuo dolore,
non lungi assai dal bel fiorito Aprile,
ma io già mai col mio dolente stile,
in ch'io piango e mi doglio, a più liet'ore
giugner non spero, o 'ntepidir l'ardore
ch'io sento, o m'oda la bell'alma umile.
Tu la tua amata e dolce compagnia
troverai forse in aere, in ramo, o in terra;
io la mia dove o quando, i' non saprei.
Te la tua sente; ma chi dolce apria
mio core e speme, è spento oggi, e sotterra,
né le mie voci ascolta o' pianti miei.