O caro a me di gloria ardente sprone,
e de' miei be' pensier fidato albergo,
come dolente m'hai lasciato a tergo
in quest'oscura, orribile prigione.
Ahi come son le mie speranze buone
cadute a terra e come in van dispergo
le lagrime, onde il sen bagno ed aspergo,
e partita è del ben mio la cagione.
Deh, perché a me della tua chiara luce
non lece ornarmi e da quest'atro inferno
salire al tuo bel regno alto e felice?
Ché, qual teco già vissi, anco in eterno
chiara vivrei e col tuo chiaro duce,
quasi nova del Cielo alma Fenice.