Quant'è fallace e vario il nostro corso e come a' be' desir volgon le stelle contrario il tempo, ch'al pensier si cela. Ahi, quanto il mio disegno oggi trascorso
vedo da quel, che l'alte voglie e belle aveano ordito alla mia nobil tela! Libera credev'io poter la vela ferma tener de la mia ricca nave,
ed aver l'aure a' miei pensier seconde; lassa, che sotto l'onde la speme è gita, ed a giogo aspro e grave l'alma mia quiete libera e soave.
Ma non può nocchier saggio o guerrier forte, senza fidata guida o le fort'armi, contrastare al nemico od a gli scogli; così non poss'io gir contra ria sorte
cieca, e senza il mio Sol dritta guidarme, e col nudo voler frenar suo' orgogli; né posso far ancor ch'io non mi dogli de l'empia e vïolenta mia Fortuna,
che mi diede e ritolse in un sol giorno quel Sol, che d'ogni intorno fe' l'aër lieto, or fa mia mente bruna; ch'or foss'io spenta al latte ed alla cuna!
Ma di me stessa solo ho da dolermi, ché per troppo mirar perdei la luce per cui veder potea gli eterni campi; or piango e grido, e co' pie' lassi e 'nfermi
cerco guidarla ancor là 've riluce, né sentier trovo che dal duol mi scampi. Ma s'avvien pur che quei beati lampi riveda, e le divine alte promesse
sian stabilite in Ciel per mio destino, per lungo, alto camino seguirò l'orme sue ne l'alma impresse, perché più chiara ad alto fin m'appresse.
Lassa, che parlo? Or se l'eterne rote ferme non stanno, ma in contrario giro volgon le stelle, e spesso a' nostri danni quai promesse mortal, stabili, immote
trovar potransi, e lunge ogni martiro aver nel lungo trapassar de gli anni? Pur si deono schivare i certi danni, e volger sempre a chiaro e divin segno,
con verissimi essempî, ogni consiglio. Cade, qual rosa o giglio, ogni nostro diletto e gran disegno, se da salda virtù non ha sostegno.
Dunque per l'orme di virtute intendo seguir mia stella, ch'a bel fin mi scorge, ogni basso pensier posto in oblio; né d'invidia o minacce il cor temendo,
lasserò il bel, che da lontan mi scorge, per gli scogli contrarî al desir mio. Tornin dunque i be' lumi, e 'l tempo rio scaccin da l'onde, e con dolce aura e lieta
drizzin le vele al desïato porto, anzi che sia risorto il nuovo tempo, o 'l lucido pianeta torni alla libra con sua giusta meta.
Canzon, chi tua ragion facesse oscura, dille che non n'hai cura, perché tosto averai chi dal bel velo ti disciorrà, dov'io ti chiudo e celo.
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