Spirate aure celesti, eterne e sante
nel mio gran foco intenso, ond'ardo e vivo,
sì che, del suo bel nudrimento privo
stando, si lievi a la cagione innante,
e con più luce, al più fedel amante
ritorni, là 've or con la mente arrivo:
che non sia incerto, errante, e fuggitivo,
ma vero, eterno, in sé fermo e constante
Questo pò solo il mio infelice ardore
spegner col sacro suo celeste foco,
in cui s'accende e spegne ogn'alta sete.
Non tardate al mio ben, ch'a poco a poco
alma senz'il suo lume in cieco errore,
si sente trar da l'alto ove voi sete.