Empia Invidia crudel, che ne' miei danni
per cieco error così tacita entrasti,
come vilmente a' bei pensier contrasti
mentre fingi la voce, il volto, e' panni?
Com'esser può che 'l tuo livor condanni
quel chiar'oprare, o lo nascondi o guasti
dinanzi al mio bel Sol, dove mandasti
il tuo fosco velen, sì che l'appanni?
Ma scoprin d'ira pur l'inique fronti
fiere tempeste, e con rabbiosi denti
Saturno i figli suoi sempre divori,
che sempre fian più manifesti e conti
a gli occhi miei que' divin raggi ardenti,
perch'io gli renda sempre eterni onori.