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1514–1604

16

Chiara Matraini Contarini

De la più bella luce e del più dolce foco che spiri Amor da la sua santa face vostra beltà riluce

là dove a poco a poco sento tirarmi, com'ad Amor piace. Indi beata pace l'anima accesa sente,

e quell'immensa gioia che pò far ch'io non muoia, poi che fian l'aure di mia vita spente; ond'or mi sforza a dire

di voi, sola cagion del mio gioire. Almi raggi lucenti, da' cui santi splendori sento per dritta strada al Cielo alzarme,

quando con dolci accenti, pieni di casti ardori venite lieti e belli a consolarme, qual sol lucente parme

veder, che ne disgombre tutte l'ardenti stelle: ché vostre alme facelle fanno ch'ogn'altro lume al lor s'adombre;

ond'allor vedo a pieno quant'ha di bello il vostro almo terreno. Ma come si diparte poi l'angelico velo,

sgombrando i sensi dal soverchio lume, l'anima a parte a parte, con amoroso zelo, contempla il suo divino, alto costume,

e del suo chiaro nume tutta lieta s'accende; indi movendo l'ali da le cose mortali

a più beato amore in alto ascende come si scorge e mira le stelle poi, che sotto il sol si gira. E per voi, fida scorta,

l'anima desïosa in quante belle parti ha 'l mondo vola, e del suo bene accorta, sopra di sé gioiosa,

fa di mille bellezze ivi una sola. Indi in alto sen vola a quella prima forma che, sopr'ogn'altra eletta

vi die' grazia perfetta perché ne fossi a Dio celeste norma e da questa il desio, l'alma pura volando, unisce a Dio.

Così, standomi appresso l'almo vostro splendore, vedo quant'ha di bello il mondo intorno; ma se va lunge, impresso

dentr'a l'alma a tutt'ore riman, facendo a la mia notte giorno, come rimane adorno in Cielo ogni pianeta

de' be' raggi del sole, quando partendo suole render la notte più serena e queta. O benedetto punto

quando il mio cor fu dal suo lume giunto. Lassa, chi dir potria, o imaginar gli effetti che per la dolce vista al cor mio sento?

Questa sol mi disvia da tutt'altri diletti, e sol de la memoria mi contento. Soave nudrimento,

ond'io così lontana vivo, ed ardo, e rinasco, e di mia morte pasco la vita, sovra ad ogni legge umana.

O forte calamita, che traendomi il cor, mi tiene in vita! Perché non posso tanto, stelle lucenti e chiare,

alzar in parte il mio debole stile, ch'al vostro nome santo facci soavi e care le voci mei col bel nome gentile?

Ché nel cor giovenile moverei forse ancora di me si bel pensiero, che per quel ch'io ne spero,

verreste al mio bel foco ardere ognora. Ma con l'ingegno frale a tant'oggetto il mio poter non sale. Reverente ed umil, canzon, andrai

dinanzi al mio bel Sole, e del tuo ardir ti lagna in tai parole.

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