Deh, perché non ebb'io ne' miei prim'anni,
dolce spirto gentil, chiaro ed altero,
voi fida scorta al vago mio pensiero,
ond'io scorgessi li miei bassi inganni?
Che, quant'or voi fra' più soblimi scanni
seguendo la virtù pronto e leggero
v'alzate ognor col suo bel lume vero
che non lascia temer gli ultimi affanni,
i' sarei d'atro fondo or giunta a riva,
tal che s'odria lodar per mille e mille
penne il mio nome e' vostri etterni onori.
Ma poi che tarda vuole il Ciel ch'io scriva
sì basso a voi, mie picciole faville
raccendino i be' vostri almi splendori.